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Vega

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...la tua radio su internet...
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Veg@'s Lðï®

Non bisogna vivere cercando di cambiare la storia... bisogna vivere cercando di scriverla... (M.L.King)
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February 03

Concerto

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Fiuuuuu....... finalmente riesco a trovare un po' di tempo per scrivere un blog... nn potete capire quanto sia stato superimpegnato in questo ultimo periodo...
beh, dal 19 Gennaio a questa parte non mi parlate d'altro... Concerto, Concerto, Concerto...
Ebbene si... come sapete il 19 gennaio scorso è andato in scena il mio primo concerto a Cosenza... Al cinema Italia...
Siccome volevo fare le cose in grande sono cominciato a sparire dalla circolazione fin da capodanno per dedicarmi all'organizzazione dell'evento.... adesso però... non mi chiedete di descrivervi la serata perchè non ce la faccio...
Mi fa piacere aver saputo che vi siete divertiti e che avete passato 2 ore e mezza di pura euforia... puntavo a questo... per tutti quelli che non sono potuti venire, faccio ascoltare una delle cover che ho fatto... alzate il volume delle casse....
 
A proposito... tramite questo blog ditemi tutto quello che quella sera non mi avete potuto dire per mancanza di tempo... ci tengo a sapere tutte le vostre critiche (positive e negative)
 
A presto
 
 
Veg@

January 01

Che fezza...

 

EEEEEE… Andiamo!

Un altro anno è passato, ripensiamo alla nostra vita, alle nostre cose… bla bla bla bla… che palle… Ma perché ogni volta diciamo le stesse parole? Forse perché, in fondo, noi siamo sempre gli stessi e difficilmente cambieremo… ci illudiamo di farlo, costruendoci una visione idilliaca ed utopistica della vita… eh? Parole troppo pallose? È vero, avete ragione…. Parliamo di cose più interessanti…

Come qualcuno di voi sa, grazie alla “professione” che faccio, ogni Capodanno, Natale ed altre feste comandate, invece di avere la possibilità di fare brutto con i miei amici, lavoro… Ebbene si… quindi mi sono chiesto: se non posso fare fezza io… perché allora non tramuto le mie serate in fezza? Dopo un accurata analisi durata all’incirca due secondi, mi sono preposto di fare così: Ogni veglione… fezza per almeno sei ore di fila.

Mi spiego meglio: quest’anno mi è toccato un veglione ad un agriturismo di Camigliatello (CS). I miei conterranei, conoscono il tipo di pubblico che un tale locale può avere… trattasi di gente tutta d’un pezzo, che difficilmente si fa trasportare dall’euforia… Questa gente per me incarna una continua sfida… ed io amo le sfide… soprattutto quando le vinco io.

Andiamo con ordine: Vado la mattina a montare la strumentazione, e visto che mi dovevo esibire in una stanza creata appositamente per il veglione, chiedo al proprietario l’autorizzazione a fare delle piccole modifiche… per quanto riguarda l’audio, installo le mie casse da 700 W e le collego a pioggia ad altre casse da 200 W che dispongo direttamente nella sala da pranzo… quindi già mentre mangiavano potevano ascoltare quello che volevo io… Poi, per finire… smonto tutte le lampadine a basso consumo del posto dove stavo e le sostituisco con faretti colorati, e come se non bastasse, aggiungo una centralina di luci ad attivazione musicale più una di quelle palle che rifrangono la luce… per finire… smoke machine (la macchina del fumo), per far si che gli invitati ballassero nella nebbia.

Detto questo, dopo la grande abbuffata, la serata viene in mano mia. Comincio a gestirla già dal momento degli spari… esco fuori con il microfono senza fili e comincio a fare la telecronaca in diretta di quello che succedeva (e tutto l’agriturismo poteva sentirla grazie all’impianto in filodiffusione), così comincia il primo sclero… Commentavo una buffa signora avvolta in pelliccia che sparava un fumogeno, un sosia di Gattuso impegnato nella manomissione di una batteria da 100 colpi, i bambini scassaminchia che rompevano gli zibenei con i frugoletti e soprattutto una strafiga pazzesca che ogni tre secondi veniva da me e parlando del suo cappuccio del giubbino (che le cadeva sempre davanti mentre sparava il tubo con le palline infuocate) mi diceva: “Scusa Vega, Mi aiuti? Me lo metti dietro che io da sola non posso??”… e la gente rideva rideva… rideva e piangeva… mah, contenti loro…

Una volta entrati nella sala con il mio impianto tutte le persone hanno capito che da lì a poco la temperatura si sarebbe alzata, infatti dopo una mezz’ora, il termometro che era affisso sulla parete ha segnato 22°… (e fuori ce ne erano -2°)… ecco perché nessuno ha abbandonato la sala… l’escursione termica sarebbe stata troppo forte…

Grazie anche alla temperatura… cominciò la fezza: Chi era con la pelliccia si spogliò restando a giromaniche… tutte le donne per riuscire a ballare meglio si tolsero i tacchi vertiginosi che avevamo messo… gli uomini restarono in maniche di camicia con la cravatta talmente slacciata che n’altro po’ e faceva da cintura… i bambini scassaminchia giravano come strummuli nella sala (strummuli= trottole calabresi)… i vecchietti agitavano in aria i bastoni ed le ragazze facevano la lap dance con le travi in legno massello… tutti cantavano insieme a me… sia le canzoni moderne sia le canzoni degli anni ’60… che fezza…

Dopo due ore che andavamo avanti così la gente cominciava a far notare i primi squilibri mentali (era anche colpa dello spumante a gogò che la direzione aveva donato)… allora decido di mettere i cd che avevo fatto nel pomeriggio (thanks E-Mule!!!)… Fu la fine… Gente che ballava sulle sedie, gente che ballava sui tavoli, gente che faceva il trenino, gente che era talmente fusa che non capiva la differenza tra Maracaibo e la tarantella… il proprietario pazzo di gioia si mise a ballare pure lui, diventando quindi l’icona della serata… ma il clou, fu quando proprio il proprietario mettendo la sua cravatta a mò di fascia per capelli andò in cucina gridando: “Jamu, faciti n’agliu e uagliu ca stasira à ssu guagliune li fazzu nu monumentu!!” (trad. “Forza, fate un aglio ed olio che questa sera a questo ragazzo gli faccio un monumento!!”

Dopo tante peripezie, mangiammo la pasta aglio e olio (offerta dalla casa) verso le cinque della mattina… 250 persone affamate come lupi, che sembravano aver bevuto i famosi 7000 caffè tanto che erano elettrizzati… andammo avanti ancora per un po’…e quando dissi che me ne dovevo andare, mi diedero tutti una mano a smontare l’attrezzatura…

Beh, per ora l’anno è cominciato bene… speriamo continui così… a voi come è andata?

P.S.:Gigi D’Alè… tié!!!

A presto

Veg@

December 22

Buon Natale...

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Oh oh oh!!!! BUON NATALE!!!

Con questo blog vi faccio i miei più sinceri auguri....

 

Anzi, visto che ci siamo... facciamo un gioco:

ditemi:

COSA VORRESTE TROVARE QUEST'ANNO SOTTO L'ALBERO?

Lasciatemi un commento e fatemi sapere...

a presto

 

Veg@

 

December 08

Memorie di uno studente pt 2...

RAGAZZE:

Analisi fra i generi

 

Quando frequentavo il quinto C Linguistico nel Lucrezia della Valle, i miei amici mi ripetevano sempre che ero fortunato, perché “vivevo” in un istituto di ottocento persone che conta nei suoi registri solo qualche maschio sparuto. Infatti, la maggior parte del “popolo” della mia ex-scuola è femminile, il che, penserete voi, è una vera pacchia… mi dispiace deludervi… non lo è. Non vi nascondo che ci sono davvero delle belle figliole, che però, si presentavano davanti ai miei occhi in tante “forme” diverse, forme che aumentavano di giorno in giorno.

Le ragazze della mia scuola (e sicuramente anche della vostra), si dividevano in sette specie principali:

1. Le fighette
2. Le gnocche
3. Le elastico
4. Le disponibili
5. Le acide
6. Le popolari
7. Le cozze
 
Le fighette (veram figus) [dal latino] rappresentavano il 75% della stirpe delle studentesse nella mia struttura. Sono ragazze particolarmente carine, che però si confondono le une con le altre in quanto vestono quasi tutte uguali. Maglie, magliette, pantaloni, jeans, scarpe, e tutti i loro accessori sono sempre all’ultimo grido. Non necessitano di abiti costosi, perché le fighette possono comprare sia dal negozio cinese che da quello di Armani. La stirpe della fighetta sa vestirsi… però ha tanti difetti: nelle relazioni interpersonali spesso è pressante, vuole sempre uscire a “far vasche” da piazza 11 Settembre a Corso Mazzini; il cellulare è la loro vita, ricevono e mandano una caterva di sms di cui solo loro ne conoscono il contenuto… perché scrivono una in lingua che ancora il restante genere umano non ha decifrato.
 
Le gnocche (davverusbonam puellae) sono la specie evolutasi dalle fighette. La gnocca non è particolarmente bella, ma è molto attraente. Farebbe risvegliare l’attività ormonale anche ad un vecchio bradipo. La gnocca ha ereditato dalla fighetta la capacità di vestirsi, ma il suo guardaroba conta solo capi di: Valentino, Gucci, Dolce & Gabbana, e Versace. Di solito la gnocca è molto formosa, ed evidenzia le sue curve con vertiginosi spacchi e scollature. Questi ultimi però, hanno anche la funzione di tenere al largo noi maschietti, che purtroppo non abbiamo un conto corrente di almeno nove cifre.
 
Le elastico (setirus cumcordam) sono state spesso contattate da numerosissime Università per studiarne gli stupefacenti comportamenti. Le ragazze elastico hanno l’innata capacità di passare da una storia all’altra con la stessa facilità con cui si mettono il lucidalabbra. Per loro ogni storia d’ “amore” è più importante di quella precedente (altrimenti – dicono – non l’avrebbero mai cominciata, hanno già sofferto abbastanza per amore). Il consiglio che sento di darvi se frequentate una donna elastico è questo: …scappate! La elastico può essere molto fatale, rischiate di rimanere scottati.
 
Le disponibili (minas que porcus carnam est) sono evolute, invece dalle elastico. Per noi baldi giovani è la specie migliore, perché già dal rispettivo nome latino abbiamo capito che questo tipo di ragazza è molto propenso agli scambi di lingua (non pensate male… ero a corto di sinonimi). Avete già capito tutto… è inutile che scriva ancora, quindi anche per questa specie sento di darvi un consiglio… per la elastico vi ho detto di lasciar perdere, per la disponibile… beh, ragazzi… vi ho detto che le piace apprendere nuove culture… non facciamo gli scortesi…
 
Le acide (kki ppallas!) [greco] meglio a perderle che a trovarle! Purtroppo nella mia scuola v’è n’è un congruo numero, che spero sparisca… il problema della ragazza acida è al 90% la superficialità. Infatti loro non conoscono nessuno, ma si sentono in grado di dare giudizi su chiunque. Il bello è che tu non sai nemmeno come si chiamano… ma loro sanno tutto di te. Sanno dal tuo compleanno al tuo codice fiscale, oppure dal tuo primo bacio a timbro (nel primo gioco della bottiglia nell’asilo) a quante volte ti lavi le ascelle nel giorno. Spesso le ragazze acide sono anche un po’ egocentriche, e spesso, quando criticano un’altra persona, alzano volontariamente la voce per farsi sentire, trasformandosi quindi nelle tamarre, la cui descrizione è tralasciata appositamente, per non sfociare poi nel ridicolo… anche il termine latino è stato tralasciato… credetemi, è stato meglio così…
 
Le popolari (osannatem puellae) sono molto amate da tutti per il fatto che sono speciali. Adesso, però, non chiedetemi cosa s’intende per “speciale”… perché non lo sa nessuno. Infatti la ragazza popolare è esclusiva per un motivo che varia da soggetto a soggetto. C’è chi dice che sa vestirsi, chi invece dice che fa bene a non seguire la moda… chi la apprezza per le sue capacità oratorie, e chi la apprezza perché si fa sempre i fatti suoi… chi dice che è conformista, chi dice che è rivoluzionaria… chi la stima perché è calma, chi la stima perché è iraconda… come ho scritto prima, nessuno sa perché… ma tutti la giubilano… e lei è contenta di questo, anche se non sa nemmeno che classe fa. Consiglio: non mettetevi mai con una popolare… avrete le fighette invidiose, le gnocche gelose, le elastico col fiato sul collo, le disponibili indifferenti, e soprattutto, tutte le acide contro…
 
Le cozze (nemmenum mortum) purtroppo sono una specie particolarmente diffusa, che non accenna a calare. Sono talmente brutte che spesso i netturbini la mattina le buttano nei contenitori della Vallecrati, scambiandole per rifiuti con le gambe. Alla fine, però le cozze non danno nessun problema… se non quello che ti adorano. Non so se ci hai mai fatto caso, ma tutte le cozze si concentrano su un'unica vittima: tu. E quando dico tutte… eh, eh… intendo tutte tutte. Le vedi la mattina davanti all’entrata che si appostano per guardarti. Sono troppo timide, non ti diranno mai “buon giorno”… una volta una ragazza ci ha provato… ma è stata portata d’urgenza al pronto soccorso per ustioni di quinto grado alle gote. Però in compenso, scrivono un “ti amo” accompagnato dal tuo nome su tutti i muri della scuola… facendoti prendere in giro dalle fighette, dalle elastico, e dalle acide. Capita a volte che qualche cozza ha il tuo numero di cellulare. Se succede… è la fine. Il pomeriggio ti stressa e ti scarica la batteria del telefonino a suon di squilli… Visto che ci sto vi do quest’ultimo consiglio: le cozze vanno compatite… ma ricordate: quando è troppo è troppo. Dimenticate le vostre lezioni di bon ton… e parafrasate liberamente quello che avete dentro…
 
Comunque vadano le cose, sappiate che un giorno, la vostra donna ideale sarà una figlia d'Eva che apparterrà ad una di queste sette categorie… io ho solo cercato di delucidarvi sulle vostre disgrazie future… anche se sotto forma di scherzo. Con questo testo però, non ho voluto assolutamente offendere nessuno, perché sappiate che nella vita tutto è soggettivo. (p.s. era un modo carino per dirvi di fare come vi pare… io spero che non vi tocchi la cozza!!)
 
Veg@
December 07

Il Presente....

img by mondoglitter.it

Sono seduto al Drunkard Bar… stasera non c’è nessuno, strano. Decido di approfittarne di questa situazione, ordino una cioccolata al caramello… e mi ci mangio su un cornetto rimasto da stamattina… giusto per passare il tempo….

Ho il mio portatile e decido di scrivere di botto, senza pensare agli errori che potrei fare per la troppa fretta. Giorni fa parlavo con un’amica dell’importanza del tempo… nello specifico parlavo del passato, presente e futuro. È da tanto che non mi esprimevo sull’argomento perché da molti miei coetanei è considerato palloso… o meglio; so che per loro non è così, ma purtroppo sembra che attualmente ci sembra stupido e scontato parlare di cose serie… oppure filosofiche, se vogliamo.

Oggi decido di parlare dell’argomento “tempo” a voi, cari lettori… e vi riporto le parole che dissi una sera a due amiche a me molto care, (quando entrammo abusivamente nel Castello per cercare un po’ di solitudine dal caos notturno cittadino)…

Premetto col dire che a me del passato non me ne frega niente… Perché? Perché il passato, essendo tale, l’abbiamo già vissuto e quindi, anche se abbiamo commesso qualcosa di sbagliato, non si può cambiare. Ecco perché non parlo mai del mio passato: perché tanto, non posso tornare indietro (anche se mi piacerebbe cambiare qualcosa, ma d’altra parte, è meglio che sia così).

Futuro? E che ne so… io non saprò mai quello che accadrà fra poco… quindi a che serve parlarne? Posso pianificare il mio futuro, certo… ma di certo non posso conoscerlo. Per quanto può sembrare assurda ed insensata la cosa, può darsi che dopo che vi avrò scritto fuori dal locale passi la donna della mia vita; un produttore discografico interessato alla mia musica; oppure ci può essere la stessa probabilità che passi una macchina ad alta velocità e che mi stiri al suolo… chi può saperlo? Beh, io no di certo. Ecco perché non parlo mai del mio futuro: perché tanto… non posso sapere che cosa accadrà (anche se mi piacerebbe saperlo, ma d’altra parte, è meglio che sia così).

La cosa che invece mi fa pensare, della quale mi fa piacere discutere facendo delle domande e trovando o pretendendo delle risposte… è parlare del presente. Avete mai pensato al presente? Il presente… vi siete mai chiesti che cos’è il presente?

Molti mi hanno riposto: “Ma che cazzo di domanda è?? Il presente è… ora!” Beh… non credo che sia giustissima questa definizione… io credo che il presente sia qualcosa di infinitamente breve… così infinitamente breve che viene da pensare che quasi non esista. Se ci pensiamo un po’ su ci viene spontaneo riflettere su cose a cui non avevamo mai pensato prima… il presente è così infinitamente breve che fa sfociare nel passato qualsiasi azione…. Se io dicessi una qualsiasi parola basterebbe lo scorrere di un infinitamente breve millesimo di secondo per gettare la parola nel passato. Perfino ciò che ora state leggendo, attimo dopo attimo diventa passato.

C’è molta gente che dice di non curarsi del presente… qualsiasi problema lo risolverà un domani… ma il domani? Se il domani non è altro che futuro… come possiamo dire quando verrà? Tutto ciò non è altro che un eterno controsenso… su cui l’Uomo non potrà mai trovare una spiegazione… Adesso tocca a voi (se avete avuto la pazienza e la buona volontà di leggere tutto questo per intero) ora rispondetemi: che cos’è per voi il presente?

Lasciatemi un vostro commento… e ne riparleremo.

Grazie a tutti voi.

Veg@

 
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