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    February 03

    Concerto

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    Fiuuuuu....... finalmente riesco a trovare un po' di tempo per scrivere un blog... nn potete capire quanto sia stato superimpegnato in questo ultimo periodo...
    beh, dal 19 Gennaio a questa parte non mi parlate d'altro... Concerto, Concerto, Concerto...
    Ebbene si... come sapete il 19 gennaio scorso è andato in scena il mio primo concerto a Cosenza... Al cinema Italia...
    Siccome volevo fare le cose in grande sono cominciato a sparire dalla circolazione fin da capodanno per dedicarmi all'organizzazione dell'evento.... adesso però... non mi chiedete di descrivervi la serata perchè non ce la faccio...
    Mi fa piacere aver saputo che vi siete divertiti e che avete passato 2 ore e mezza di pura euforia... puntavo a questo... per tutti quelli che non sono potuti venire, faccio ascoltare una delle cover che ho fatto... alzate il volume delle casse....
     
    A proposito... tramite questo blog ditemi tutto quello che quella sera non mi avete potuto dire per mancanza di tempo... ci tengo a sapere tutte le vostre critiche (positive e negative)
     
    A presto
     
     
    Veg@

    January 01

    Che fezza...

     

    EEEEEE… Andiamo!

    Un altro anno è passato, ripensiamo alla nostra vita, alle nostre cose… bla bla bla bla… che palle… Ma perché ogni volta diciamo le stesse parole? Forse perché, in fondo, noi siamo sempre gli stessi e difficilmente cambieremo… ci illudiamo di farlo, costruendoci una visione idilliaca ed utopistica della vita… eh? Parole troppo pallose? È vero, avete ragione…. Parliamo di cose più interessanti…

    Come qualcuno di voi sa, grazie alla “professione” che faccio, ogni Capodanno, Natale ed altre feste comandate, invece di avere la possibilità di fare brutto con i miei amici, lavoro… Ebbene si… quindi mi sono chiesto: se non posso fare fezza io… perché allora non tramuto le mie serate in fezza? Dopo un accurata analisi durata all’incirca due secondi, mi sono preposto di fare così: Ogni veglione… fezza per almeno sei ore di fila.

    Mi spiego meglio: quest’anno mi è toccato un veglione ad un agriturismo di Camigliatello (CS). I miei conterranei, conoscono il tipo di pubblico che un tale locale può avere… trattasi di gente tutta d’un pezzo, che difficilmente si fa trasportare dall’euforia… Questa gente per me incarna una continua sfida… ed io amo le sfide… soprattutto quando le vinco io.

    Andiamo con ordine: Vado la mattina a montare la strumentazione, e visto che mi dovevo esibire in una stanza creata appositamente per il veglione, chiedo al proprietario l’autorizzazione a fare delle piccole modifiche… per quanto riguarda l’audio, installo le mie casse da 700 W e le collego a pioggia ad altre casse da 200 W che dispongo direttamente nella sala da pranzo… quindi già mentre mangiavano potevano ascoltare quello che volevo io… Poi, per finire… smonto tutte le lampadine a basso consumo del posto dove stavo e le sostituisco con faretti colorati, e come se non bastasse, aggiungo una centralina di luci ad attivazione musicale più una di quelle palle che rifrangono la luce… per finire… smoke machine (la macchina del fumo), per far si che gli invitati ballassero nella nebbia.

    Detto questo, dopo la grande abbuffata, la serata viene in mano mia. Comincio a gestirla già dal momento degli spari… esco fuori con il microfono senza fili e comincio a fare la telecronaca in diretta di quello che succedeva (e tutto l’agriturismo poteva sentirla grazie all’impianto in filodiffusione), così comincia il primo sclero… Commentavo una buffa signora avvolta in pelliccia che sparava un fumogeno, un sosia di Gattuso impegnato nella manomissione di una batteria da 100 colpi, i bambini scassaminchia che rompevano gli zibenei con i frugoletti e soprattutto una strafiga pazzesca che ogni tre secondi veniva da me e parlando del suo cappuccio del giubbino (che le cadeva sempre davanti mentre sparava il tubo con le palline infuocate) mi diceva: “Scusa Vega, Mi aiuti? Me lo metti dietro che io da sola non posso??”… e la gente rideva rideva… rideva e piangeva… mah, contenti loro…

    Una volta entrati nella sala con il mio impianto tutte le persone hanno capito che da lì a poco la temperatura si sarebbe alzata, infatti dopo una mezz’ora, il termometro che era affisso sulla parete ha segnato 22°… (e fuori ce ne erano -2°)… ecco perché nessuno ha abbandonato la sala… l’escursione termica sarebbe stata troppo forte…

    Grazie anche alla temperatura… cominciò la fezza: Chi era con la pelliccia si spogliò restando a giromaniche… tutte le donne per riuscire a ballare meglio si tolsero i tacchi vertiginosi che avevamo messo… gli uomini restarono in maniche di camicia con la cravatta talmente slacciata che n’altro po’ e faceva da cintura… i bambini scassaminchia giravano come strummuli nella sala (strummuli= trottole calabresi)… i vecchietti agitavano in aria i bastoni ed le ragazze facevano la lap dance con le travi in legno massello… tutti cantavano insieme a me… sia le canzoni moderne sia le canzoni degli anni ’60… che fezza…

    Dopo due ore che andavamo avanti così la gente cominciava a far notare i primi squilibri mentali (era anche colpa dello spumante a gogò che la direzione aveva donato)… allora decido di mettere i cd che avevo fatto nel pomeriggio (thanks E-Mule!!!)… Fu la fine… Gente che ballava sulle sedie, gente che ballava sui tavoli, gente che faceva il trenino, gente che era talmente fusa che non capiva la differenza tra Maracaibo e la tarantella… il proprietario pazzo di gioia si mise a ballare pure lui, diventando quindi l’icona della serata… ma il clou, fu quando proprio il proprietario mettendo la sua cravatta a mò di fascia per capelli andò in cucina gridando: “Jamu, faciti n’agliu e uagliu ca stasira à ssu guagliune li fazzu nu monumentu!!” (trad. “Forza, fate un aglio ed olio che questa sera a questo ragazzo gli faccio un monumento!!”

    Dopo tante peripezie, mangiammo la pasta aglio e olio (offerta dalla casa) verso le cinque della mattina… 250 persone affamate come lupi, che sembravano aver bevuto i famosi 7000 caffè tanto che erano elettrizzati… andammo avanti ancora per un po’…e quando dissi che me ne dovevo andare, mi diedero tutti una mano a smontare l’attrezzatura…

    Beh, per ora l’anno è cominciato bene… speriamo continui così… a voi come è andata?

    P.S.:Gigi D’Alè… tié!!!

    A presto

    Veg@

    December 22

    Buon Natale...

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    Oh oh oh!!!! BUON NATALE!!!

    Con questo blog vi faccio i miei più sinceri auguri....

     

    Anzi, visto che ci siamo... facciamo un gioco:

    ditemi:

    COSA VORRESTE TROVARE QUEST'ANNO SOTTO L'ALBERO?

    Lasciatemi un commento e fatemi sapere...

    a presto

     

    Veg@

     

    December 08

    Memorie di uno studente pt 2...

    RAGAZZE:

    Analisi fra i generi

     

    Quando frequentavo il quinto C Linguistico nel Lucrezia della Valle, i miei amici mi ripetevano sempre che ero fortunato, perché “vivevo” in un istituto di ottocento persone che conta nei suoi registri solo qualche maschio sparuto. Infatti, la maggior parte del “popolo” della mia ex-scuola è femminile, il che, penserete voi, è una vera pacchia… mi dispiace deludervi… non lo è. Non vi nascondo che ci sono davvero delle belle figliole, che però, si presentavano davanti ai miei occhi in tante “forme” diverse, forme che aumentavano di giorno in giorno.

    Le ragazze della mia scuola (e sicuramente anche della vostra), si dividevano in sette specie principali:

    1. Le fighette
    2. Le gnocche
    3. Le elastico
    4. Le disponibili
    5. Le acide
    6. Le popolari
    7. Le cozze
     
    Le fighette (veram figus) [dal latino] rappresentavano il 75% della stirpe delle studentesse nella mia struttura. Sono ragazze particolarmente carine, che però si confondono le une con le altre in quanto vestono quasi tutte uguali. Maglie, magliette, pantaloni, jeans, scarpe, e tutti i loro accessori sono sempre all’ultimo grido. Non necessitano di abiti costosi, perché le fighette possono comprare sia dal negozio cinese che da quello di Armani. La stirpe della fighetta sa vestirsi… però ha tanti difetti: nelle relazioni interpersonali spesso è pressante, vuole sempre uscire a “far vasche” da piazza 11 Settembre a Corso Mazzini; il cellulare è la loro vita, ricevono e mandano una caterva di sms di cui solo loro ne conoscono il contenuto… perché scrivono una in lingua che ancora il restante genere umano non ha decifrato.
     
    Le gnocche (davverusbonam puellae) sono la specie evolutasi dalle fighette. La gnocca non è particolarmente bella, ma è molto attraente. Farebbe risvegliare l’attività ormonale anche ad un vecchio bradipo. La gnocca ha ereditato dalla fighetta la capacità di vestirsi, ma il suo guardaroba conta solo capi di: Valentino, Gucci, Dolce & Gabbana, e Versace. Di solito la gnocca è molto formosa, ed evidenzia le sue curve con vertiginosi spacchi e scollature. Questi ultimi però, hanno anche la funzione di tenere al largo noi maschietti, che purtroppo non abbiamo un conto corrente di almeno nove cifre.
     
    Le elastico (setirus cumcordam) sono state spesso contattate da numerosissime Università per studiarne gli stupefacenti comportamenti. Le ragazze elastico hanno l’innata capacità di passare da una storia all’altra con la stessa facilità con cui si mettono il lucidalabbra. Per loro ogni storia d’ “amore” è più importante di quella precedente (altrimenti – dicono – non l’avrebbero mai cominciata, hanno già sofferto abbastanza per amore). Il consiglio che sento di darvi se frequentate una donna elastico è questo: …scappate! La elastico può essere molto fatale, rischiate di rimanere scottati.
     
    Le disponibili (minas que porcus carnam est) sono evolute, invece dalle elastico. Per noi baldi giovani è la specie migliore, perché già dal rispettivo nome latino abbiamo capito che questo tipo di ragazza è molto propenso agli scambi di lingua (non pensate male… ero a corto di sinonimi). Avete già capito tutto… è inutile che scriva ancora, quindi anche per questa specie sento di darvi un consiglio… per la elastico vi ho detto di lasciar perdere, per la disponibile… beh, ragazzi… vi ho detto che le piace apprendere nuove culture… non facciamo gli scortesi…
     
    Le acide (kki ppallas!) [greco] meglio a perderle che a trovarle! Purtroppo nella mia scuola v’è n’è un congruo numero, che spero sparisca… il problema della ragazza acida è al 90% la superficialità. Infatti loro non conoscono nessuno, ma si sentono in grado di dare giudizi su chiunque. Il bello è che tu non sai nemmeno come si chiamano… ma loro sanno tutto di te. Sanno dal tuo compleanno al tuo codice fiscale, oppure dal tuo primo bacio a timbro (nel primo gioco della bottiglia nell’asilo) a quante volte ti lavi le ascelle nel giorno. Spesso le ragazze acide sono anche un po’ egocentriche, e spesso, quando criticano un’altra persona, alzano volontariamente la voce per farsi sentire, trasformandosi quindi nelle tamarre, la cui descrizione è tralasciata appositamente, per non sfociare poi nel ridicolo… anche il termine latino è stato tralasciato… credetemi, è stato meglio così…
     
    Le popolari (osannatem puellae) sono molto amate da tutti per il fatto che sono speciali. Adesso, però, non chiedetemi cosa s’intende per “speciale”… perché non lo sa nessuno. Infatti la ragazza popolare è esclusiva per un motivo che varia da soggetto a soggetto. C’è chi dice che sa vestirsi, chi invece dice che fa bene a non seguire la moda… chi la apprezza per le sue capacità oratorie, e chi la apprezza perché si fa sempre i fatti suoi… chi dice che è conformista, chi dice che è rivoluzionaria… chi la stima perché è calma, chi la stima perché è iraconda… come ho scritto prima, nessuno sa perché… ma tutti la giubilano… e lei è contenta di questo, anche se non sa nemmeno che classe fa. Consiglio: non mettetevi mai con una popolare… avrete le fighette invidiose, le gnocche gelose, le elastico col fiato sul collo, le disponibili indifferenti, e soprattutto, tutte le acide contro…
     
    Le cozze (nemmenum mortum) purtroppo sono una specie particolarmente diffusa, che non accenna a calare. Sono talmente brutte che spesso i netturbini la mattina le buttano nei contenitori della Vallecrati, scambiandole per rifiuti con le gambe. Alla fine, però le cozze non danno nessun problema… se non quello che ti adorano. Non so se ci hai mai fatto caso, ma tutte le cozze si concentrano su un'unica vittima: tu. E quando dico tutte… eh, eh… intendo tutte tutte. Le vedi la mattina davanti all’entrata che si appostano per guardarti. Sono troppo timide, non ti diranno mai “buon giorno”… una volta una ragazza ci ha provato… ma è stata portata d’urgenza al pronto soccorso per ustioni di quinto grado alle gote. Però in compenso, scrivono un “ti amo” accompagnato dal tuo nome su tutti i muri della scuola… facendoti prendere in giro dalle fighette, dalle elastico, e dalle acide. Capita a volte che qualche cozza ha il tuo numero di cellulare. Se succede… è la fine. Il pomeriggio ti stressa e ti scarica la batteria del telefonino a suon di squilli… Visto che ci sto vi do quest’ultimo consiglio: le cozze vanno compatite… ma ricordate: quando è troppo è troppo. Dimenticate le vostre lezioni di bon ton… e parafrasate liberamente quello che avete dentro…
     
    Comunque vadano le cose, sappiate che un giorno, la vostra donna ideale sarà una figlia d'Eva che apparterrà ad una di queste sette categorie… io ho solo cercato di delucidarvi sulle vostre disgrazie future… anche se sotto forma di scherzo. Con questo testo però, non ho voluto assolutamente offendere nessuno, perché sappiate che nella vita tutto è soggettivo. (p.s. era un modo carino per dirvi di fare come vi pare… io spero che non vi tocchi la cozza!!)
     
    Veg@
    December 07

    Il Presente....

    img by mondoglitter.it

    Sono seduto al Drunkard Bar… stasera non c’è nessuno, strano. Decido di approfittarne di questa situazione, ordino una cioccolata al caramello… e mi ci mangio su un cornetto rimasto da stamattina… giusto per passare il tempo….

    Ho il mio portatile e decido di scrivere di botto, senza pensare agli errori che potrei fare per la troppa fretta. Giorni fa parlavo con un’amica dell’importanza del tempo… nello specifico parlavo del passato, presente e futuro. È da tanto che non mi esprimevo sull’argomento perché da molti miei coetanei è considerato palloso… o meglio; so che per loro non è così, ma purtroppo sembra che attualmente ci sembra stupido e scontato parlare di cose serie… oppure filosofiche, se vogliamo.

    Oggi decido di parlare dell’argomento “tempo” a voi, cari lettori… e vi riporto le parole che dissi una sera a due amiche a me molto care, (quando entrammo abusivamente nel Castello per cercare un po’ di solitudine dal caos notturno cittadino)…

    Premetto col dire che a me del passato non me ne frega niente… Perché? Perché il passato, essendo tale, l’abbiamo già vissuto e quindi, anche se abbiamo commesso qualcosa di sbagliato, non si può cambiare. Ecco perché non parlo mai del mio passato: perché tanto, non posso tornare indietro (anche se mi piacerebbe cambiare qualcosa, ma d’altra parte, è meglio che sia così).

    Futuro? E che ne so… io non saprò mai quello che accadrà fra poco… quindi a che serve parlarne? Posso pianificare il mio futuro, certo… ma di certo non posso conoscerlo. Per quanto può sembrare assurda ed insensata la cosa, può darsi che dopo che vi avrò scritto fuori dal locale passi la donna della mia vita; un produttore discografico interessato alla mia musica; oppure ci può essere la stessa probabilità che passi una macchina ad alta velocità e che mi stiri al suolo… chi può saperlo? Beh, io no di certo. Ecco perché non parlo mai del mio futuro: perché tanto… non posso sapere che cosa accadrà (anche se mi piacerebbe saperlo, ma d’altra parte, è meglio che sia così).

    La cosa che invece mi fa pensare, della quale mi fa piacere discutere facendo delle domande e trovando o pretendendo delle risposte… è parlare del presente. Avete mai pensato al presente? Il presente… vi siete mai chiesti che cos’è il presente?

    Molti mi hanno riposto: “Ma che cazzo di domanda è?? Il presente è… ora!” Beh… non credo che sia giustissima questa definizione… io credo che il presente sia qualcosa di infinitamente breve… così infinitamente breve che viene da pensare che quasi non esista. Se ci pensiamo un po’ su ci viene spontaneo riflettere su cose a cui non avevamo mai pensato prima… il presente è così infinitamente breve che fa sfociare nel passato qualsiasi azione…. Se io dicessi una qualsiasi parola basterebbe lo scorrere di un infinitamente breve millesimo di secondo per gettare la parola nel passato. Perfino ciò che ora state leggendo, attimo dopo attimo diventa passato.

    C’è molta gente che dice di non curarsi del presente… qualsiasi problema lo risolverà un domani… ma il domani? Se il domani non è altro che futuro… come possiamo dire quando verrà? Tutto ciò non è altro che un eterno controsenso… su cui l’Uomo non potrà mai trovare una spiegazione… Adesso tocca a voi (se avete avuto la pazienza e la buona volontà di leggere tutto questo per intero) ora rispondetemi: che cos’è per voi il presente?

    Lasciatemi un vostro commento… e ne riparleremo.

    Grazie a tutti voi.

    Veg@

    December 03

    Pablo Neruda... lentamente muore...

     
     
    Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
      giorno gli stessi percorsi,
      chi non cambia la marcia,
      chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
      chi non parla a chi non conosce.
      Muore lentamente chi evita una passione,
      chi preferisce il nero su bianco
      e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
      proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
      fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
    davanti all'errore e ai sentimenti.
      Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
      chi e' infelice sul lavoro,
      chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
       chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
    consigli sensati
    .
     
    Lentamente muore chi non viaggia,
      chi non legge,
      chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
      Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
      aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
      della pioggia incessante.
      Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
      chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
      risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
      Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
      vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
      di respirare.
      Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
      splendida felicità.
     
    Pablo Neruda

    November 25

    Memorie di uno studente....

     
     
     
    Proprio oggi mi sono venuti sottomano i miei scritti di quando andavo a  scuola... la mia prof mi chiese di scrivere un monologo teatrale... (che bello il teatro...) eccolo qui... fatemi sapere che ne pensate....
     
     
     
     

     

    FEBO

     

     

    Il mio nome è Febo… ma credo che voi mi conosciate meglio col nome di Apollo. Per i vostri avi ero il dio Sole e dell’Arte, e che voi ci crediate o no, lo sono tutt’ora.

    È passato tanto tempo, il mondo è cambiato, ed anche noi Dei lo siamo…

    Viviamo in mezzo a voi, ma voi non ci vedete; vi parliamo, ma voi non ci ascoltate, o forse, non volete farlo. Però, sapete… per provare la nostra esistenza vi abbiamo lasciato alcuni “indizi”… li abbiamo chiamati “Miti”.

    Avete appreso che cos’è un Mito? Sicuramente vi avranno detto che il mito è un racconto puramente inventato che serviva agli uomini per capire ciò che non riuscivano a spiegarsi… niente di più falso. Ogni leggenda che conoscete è veramente accaduta. L’Uomo col passare del tempo ha capito i nostri pregi ed i nostri difetti, le nostre virtù e soprattutto, le nostre debolezze. Ecco perché oggi non esistiamo più: perché l’Uomo ha trovato la risposta ad una delle sue tante domande…

    L’Uomo è un essere curioso… non vuole bere l’Ambrosia, ma la vuole assaggiare… non vuole combattere il Fulmine, ma vuole capirlo… non vuole cingersi il capo d’Alloro, ma vuole raggiungere lo scopo. Ricordate: siete stati la nostra più grande invenzione… e sapete di esserlo. Nonostante ciò, vi siete rivoltati contro di Noi ed avete avuto il coraggio di sfidarci…

    Uomini! Non potete sconfiggere un Dio… anzi, voi non potete sostituirvi ad un Dio… non lo siete. Per ora vi lasciamo fare… ma quando anche la vostra invenzione vi si rivolterà contro, verrete a piangere ai nostri piedi… sperando di essere consolati.

    Io non vi consolerò… anche se tutti gli altri Dei mi chiederanno di farlo.

    Voi non meritate la mia clemenza… ma non preoccupatevi… ci saranno altri che ve la daranno… ad esempio: Bacco, l’essenza della “leggerezza”, non avrà dubbi; Ade, il signore degli inferi, beh… chi può biasimarlo; Marte, a cui avete donato tanto sangue, sarebbe uno sciocco a non perdonarvi…; e soprattutto Eros, il Dio che fa battere i vostri cuori, lui si che vi consolerà… dedicate anche un giorno all’anno in sua memoria… “il giorno degli innamorati”.

    Quando voi alzate lo sguardo al cielo, pensate solamente che un altro giorno sta cominciando… io vi ho donato il Sole… vi ho donato la vita… e voi perché non mi avete mai ringraziato per questo?! Ancora non lo avete capito? Io sono il Dio più potente… il Sole può essere molto pericoloso, se vuole… il sole brucia… ed anche l’Arte. E voi, quando ne avrete la conferma, capirete cosa vi sto dicendo…

    No, no… adesso non tormentatevi… non è ancora il momento… continuate ad osannare Eros… continuate ad applaudire il vostro dio preferito… preferito fin quando vi conviene, è ovvio… conoscete il Mito di Eros? Lui è un arciere come me… ma nella sua faretra sono presenti due tipi di frecce: una ha la cuspide d’oro, e serve a far innamorare la persona colpita… l’altra ha la cuspide spuntata ed è di piombo, e colui che viene colpito è destinato ad amare senza essere ricambiato.

    Il vostro dio… ha osato colpire me.

    C’era un terribile mostro, di nome Pitone… era un orrendo e gigantesco serpente. Pensate alla vostra paura più terrificante: non è niente confronto a quella che avreste provato alla semplice visione di quella bestia. Io, Febo, per voi l’ho sfidato… e l’ho battuto. Pitone era lì, il suo sguardo rosso fuoco mi guardava, e le sue squame frusciavano talmente tanto da fare udire un sordo. La creatura era di fronte a me, presi il mio arco, estrassi una freccia, tesi la corda, mi girai e lo colpii alla coda, al centro del suo sonaglio: il suo punto debole.

    Eros mi vide, e con le sue alucce fatate venne verso di me. Invece di ringraziarmi per aver ucciso l’essere che da lì a poco avrebbe divorato l’Olimpo, mi disse di essere arrivato tardi, perché tanto, anche il suo arco avrebbe fatto giustizia. Lui credeva di essere in grado di uccidere, ma questa parola non sa neanche cosa significhi… nessuno di voi sa cosa si prova a guardare una persona e decidere se essa deve vivere o morire… e quindi, fin quando non lo saprete, non prestate ascolto ai discorsi sulla guerra, sulla pace, sulla ricchezza, sulla povertà… lasciateli ascoltare a chi crede di essere in grado di farli… oppure a chi crede di essere in grado di giudicare, a chi crede di essere immortale, a chi crede di essere quello che in realtà non sarà mai… a chi crede di essere il Dio Dell’Amore, ed invece è solamente… un uomo.

    Eros, colmo di rabbia spiccò il volo, e simile ad una saetta di mio padre Zeus, salì sulla vetta del monte Parnaso, e lì, estrasse una freccia… una freccia destinata a me… una freccia, che non era d’oro.  L’effetto di quella cuspide fu talmente devastante, che avrei preferito essere trafitto da mille lame e morire, invece di sopportare questo dolore eterno… sapete, anche gli Dei amano, e togliere l’amore è la cosa più vile di questo mondo.

    La ninfa da me amata, ha preferito tramutarsi in un albero pur di non ricevere il sapore delle mie labbra… ha preferito diventare pianta d’Alloro, pur di non essere baciata da me…

    Dafne, mia Dafne… se solo avessi ricevuto un mio bacio… solo in quel momento avresti capito che con me saresti stata felice… avresti capito che c’ero io, e tutto il resto non contava. Per te sarei diventato un mortale… avrei implorato le Parche di darmi un’altra vita… avrei fatto nascere il sole di notte… avrei capovolto il mondo… avrei… avrei… senza di te solo questo mi rimane: avrei…

    Sai, mi ricordo ancora la prima volta che ti ho vista… eri semplice, leggera, i tuoi capelli volteggiavano sulle ali del dolce zefiro, ed i tuoi occhi… mi parlavano d’infinito. Avevi la capacità di far sentire un Dio anche chi non lo era… ed intanto… io vegliavo su di te, il mio unico scopo era quello di far nascere il giorno solo per illuminare ancor di più la tua bellezza… ma era un’impresa ardua… perfino il sole era abbagliato dal tuo incanto… e con lui anch’io…

    Adesso, Uomini, vi propongo un’altra domanda a cui trovare una risposta:

    Perché ancora oggi quella maledetta freccia fa si che tutto ciò che amo non si accorga di me? Io non so trovare pace a questo quesito… d’altro canto… sono solo un Dio.

    October 22

    Ciao

    Ciaooooooooo Raga!!!
    Scusatemi per lo space ma è da poco che ho msn e quindi è ancora in costruzione.... Se potete e se volete magari lasciatemi qualche comando per migliorare il blog...
    Come avete capito mi piace molto la musica... quindi se c'è qualcuno o qualcuna che voglia condividere questa passione con me si faccia avanti...
    Lasciatemi molti commenti, mi raccomando...
    A presto
    Veg@